La penisola italiana si inserisce quasi al centro del Mediterraneo sviluppando circa 8000 km di coste che costituiscono un patrimonio inestimabile.
Nonostante queste peculiarità, la sensibilità verso l’ambiente costiero e marino è stata a lungo molto bassa; l’attenzione e le azioni adeguate per la tutela e lo sviluppo sono cresciuti solo negli ultimi decenni: per molto tempo la tutela è stata intesa solo come costruzione di strutture artificiali per proteggere le coste dall’erosione, protezioni per altro spesso inadeguate, o forme di salvaguardia delle risorse di pesca.
Un esempio significativo è dato dal fatto che solo a partire dalla Legge del Mare (979/82) il patrimonio ittico venne considerato una componente fondamentale dell’ambiente marino, portatrice di un valore proprio, svincolato dai profitti commerciali.
A tutto questo si deve aggiungere il fattore culturale: è diffusa una minor consapevolezza dei rischi corsi dall’ambiente marino, e ciò è dovuto in primo luogo alle minori conoscenze che l’opinione pubblica possiede riguardo le dinamiche marine, ma soprattutto alla minor visibilità degli effetti dell’inquinamento e della gestione errata delle risorse rispetto al territorio terrestre: quello che succede sott'acqua è ben lontano dai nostri occhi, così come lontano dalle nostre menti sono gli impatti antropici sui fondali o nella colonna d’acqua.
Ancora oggi il mare non è ritenuto, da buona parte dell’opinione pubblica, realmente minacciato, anche se di fatto il Mediterraneo, pur rappresentando solo lo 0,6% della superficie marina mondiale ne accumula il 25% dell’inquinamento (Moschini, 1999).
Una prova di ciò è data dal video "Il mare nero" che tratta dello sversamento di idrocarburi in mare, della permanenza di tali sostanze inquinanti sui fondali, e di come tutto ciò è sconosciuto all’opinione pubblica.
Di fatto il mare per lungo tempo è stato poco "vissuto", e solo da ristrette categorie, con una frequentazione limitata ad attività produttive e di svago stagionale: le spiagge affollate e trasformate per aumentare il comfort del turista sicuramente non hanno favorito una conoscenza della costa come habitat particolare, allontanando ancor di più la concezione di ambiente naturale da gestire in maniera oculata.
Le Aree Marine Protette possono svolgere un importante ruolo nello Sviluppo Sostenibile ed un esempio evidente è nell’ambito della pesca: l’esistenza di forme di tutela per aree di riproduzione o reclutamento, in cui si escluda totalmente o in alcune forme la pesca commerciale ha importanti conseguenze sulla pescosità delle aree circostanti, evitando lo sfruttamento eccessivo (almeno in date zone e fasi di crescita) si dà alla risorsa il tempo di rinnovarsi.
Le Aree Marine Protette possono diventare così dei veri e propri "serbatoi naturali di specie", non solo d’interesse commerciale, da cui può ripartire la colonizzazione d’aree circostanti che si trovino in condizioni ambientali peggiori.
In questa sezione è possibile esplorare le iniziative messe in campo dall’AMP Punta Campanella per proteggere la costa, i fondali e gli specchi acquei che rientrano nel perimetro del Parco Marino.