Ulisse e le Sirene - Dal Canto XII dell'Odissea

...Giungerai per prima cosa dalle Sirene che incantano tutti gli uomini che passano loro vicino. Chi senza saperlo si accosta e ode la voce delle Sirene, non torna più a casa, i figli e la sposa non gli si stringono intorno, festosi: le Sirene lo stregano con il loro canto soave, sedute sul prato; intorno hanno cumuli d’ossa di uomini imputriditi, dalla carne disfatta. Va oltre, dunque, e chiudi le orecchie dei tuoi compagni con della morbida cera, perché nessuno di loro le oda; tu ascolta, se vuoi, ma fatti legare coi piedi e le mani alla base dell’albero, sulla nave veloce – all’albero siano attaccate le funi – perché possa godere ascoltando la voce delle Sirene. E se preghi i compagni, se comandi loro di scioglierti, con funi ancor più numerose ti stringano.
[...] Rapidamente intanto all’isola delle Sirene giunse la nave ben costruita: la spingeva il vento propizio. Ma all’improvviso il vento cessò e fu calma bonaccia, un dio placò le onde del mare. Balzarono in piedi i compagni, ammainarono tutte le vele e sulla concava nave le posero, poi si misero ai remi e con i legni ben levigati sollevavano la bianca schiuma. Io presi intanto un grande disco di cera e con il bronzo lo feci a piccoli pezzi, che premetti con le mie mani. Rapidamente fondeva la cera, alla vampa del Sole, ai raggi di Iperone sovrano.

Sulle orecchie di tutti i compagni la spalmai, uno per uno. Sulla nave poi mi legarono, coi piedi e con le mani, alla base dell’albero, e ad esso furono fissate le corde. Poi si sedettero e battevano il mare coi remi. Ma quando fummo a un tiro di voce, pur navigando veloci, non sfuggì alle Sirene la nave che passava vicina: intonarono un canto dolcissimo:
“Avvicinati dunque, glorioso Odisseo, grande vanto dei Danai, ferma la nave, ascolta la nostra voce. Nessuno mai è passato di qui con la sua nave nera senza ascoltare il nostro canto dolcissimo: ed è poi ritornato più lieto e più saggio".
[...] E il mio cuore voleva ascoltare, ordinavo ai compagni di sciogliermi, accennando loro con gli occhi. Ma sui remi si curvavano essi. Ed Euriloco e Perimede si alzarono e con altre funi mi legarono e ancor più mi strinsero.
[...] Quando lasciammo quell’isola, subito vidi del fumo e un gran vortice d’acqua e udii un rombo. Ai compagni, atterriti, sfuggirono di mano i remi che con un tonfo ricaddero nella corrente...