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STUDIO GEOMORFOLOGICO NELL'AREA MARINA PROTETTA "PUNTA CAMPANELLA" TRAMITE RAPPRESENTAZIONE GEOREFERENZIATA DI ALTA RISOLUZIONE DELLA BATIMETRIA DEL FONDO
Responsabile della Ricerca per il Geomare sud
Dott. Massimo De Lauro
Responsabile della Riserva Naturale Marina Punta Campanella
Dott. Alberico Simioli
Direttore dell’Istituto di Ricerca “Geomare sud”
Prof. Bruno D’Argenio
Interpretazione dati
Dott. Francesca Budillon
Dott. Giancarlo Cristofalo
Dott. Crescenzo Violante
Acquisizione ed elaborazione dati geofisici
Dott. Francesca Budillon
Dott. Crescenzo Violante
Prelievi di sedimenti
Dott. Francesca Budillon
Dott. L. Ferraro
Dott. Crescenzo Violante
Analisi di laboratorio
Dott. Flavia Molosso
Gli studi fatti hanno consentito la caratterizzazione morfologica e sedimentologica di settori di piattaforma continentale che circondano la Penisola Sorrentina, posti a profondità comprese tra –15 e –110 m circa. Le ricerche eseguite includono:
1) rilievi batimetrici ad elevata risoluzione effettuati tramite ecoscandaglio multifascio (Multibean) della Simrad modello EM 3000 con frequenza di lavoro di 300KHz e operante in un range batimetrico compreso tra –0.5 e –150 m;
2) rilievi acustici ad elevata risoluzione effettuati tramite sistema Side Scan Sonar della Edge Tech modello Df 1000 con frequenza operativa di 100 KHz e risoluzione di immagine a 12 bit;
3) prelievo di campioni di sedimento dal fondo tramite benna e box-corer e loro analisi tramite granulometro Laser modello FKW Helos KFS.
L’integrazione dei dati raccolti ha permesso di individuare la natura e la distribuzione delle coperture recenti e delle Fanerogame marine (Posidonia Oceanica), nonché il riconoscimento dei caratteri geomorfologici, delle forme di fondo e delle strutture antropiche nei tratti di fascia costiera investigati con una risoluzione spesso inferiore al metro, e la rappresentazione cartografica di tali elementi in scala 1:10000. Tale dettaglio rende possibile l’analisi morfologica delle topografie sottomarine analogamente a quanto, su base fotogrammetrica si effettua a terra.
Le indagini bati-morfologiche e sedimentologiche effettuate hanno consentito una raccolta di informazioni e di conoscenze di base sulle quali programmare una corretta gestione della aree marine (percorsi subacquei ad alto interesse biologico e turistico, individuazione di aree di ormeggio ed ancoraggio per il diporto nautico, localizzazione di condotte e cavi sommersi, ecc.), gettando le basi per l’individuazione di protocolli e procedure standard da applicare in futuro in analoghi contesti. Tale approccio permette, inoltre di valutare lo stato di conservazione dei fondali in relazione all’attività antropica ed il grado di rischio ambientale a cui esse sono sottoposte. In particolare, l’analisi delle registrazioni acustiche ha consentito di individuare aree di fondo maggiormente afflitte da pesca a strascico, la cui attività si concentra nel settore di mare ad est dell’allineamento dell’arcipelago delle Sirenuse.
D’altro canto, la corretta identificazione della struttura morfologica dei fondali risulta essere di primaria importanza anche nella definizione degli ecosistemi più favorevoli allo sviluppo e alla riproduzione di comunità biologiche, e quindi nella pianificazione ambientale.
Da un punto di vista più strettamente analitico, i caratteri sedimentologici delle aree di mare indagate sono da mettere in relazione alla struttura geologica dei fondali, caratterizzati da un substrato relativamente sollevato, e spesso affiorante, che lascia poco spazio di accomodazione per i sedimenti ed espone il fondo ad una mancata azione delle correnti. Ciò determina un arricchimento in granulometrie più grossolane e la ridistribuzione a profondità maggiori della frazione più sottile. Tale meccanismo è presumibilmente più attivo lungo la fascia costiera meridionale della Penisola, dove lo scarso sviluppo orizzontale della piattaforma continentale determina una maggiore dispersione di sedimento verso il largo.
La scarsità delle coperture sedimentarie deriva anche da un basso apporto di materiali dalle terre emerse, il cui contributo al bilancio deposizionale della piattaforma è affidato ai corsi d’acqua effimeri ad asta singola, o con uno scarso numero di tributari, caratterizzati da ridotti bacini di alimentazione. Ciò è particolarmente evidente nel settore compreso tra Cala Cerva e Punta Campanella, dove i ripidi versanti di faglia sono dissecati da brevi impluvi con carattere di ria. Tali condizioni favoriscono la produzione di sabbie bioclastiche e organogene note in letteratura come coralligeno, caratterizzate da un contenuto biologico prevalente rispetto agli elementi clastici e litici, spesso costituito da frammenti di organismi che conservano l’originaria pigmentazione indicando uno scarso grado di rielaborazione.
Questi depositi sono in genere ristretti ai livelli più superficiali del fondo e del primo sottofondo, e possono essere costituiti da varie percentuali di matrice pelitica e o sabbiosa.
In generale si può affermare che i caratteri deposizionali derivanti dall’analisi dei campioni del fondo e dall’interpretazione delle immagini acustiche, suggeriscono fondali generalmente sottoalimentati in cui una parte significativa di sedimenti viene prodotta in situ da una elevata attività biologica. Questa sembra essere favorita nei settori di piattaforma che occupano la fascia costiera meridionale della Penisola, come suggerito dalla maggiore presenza di depositi biodetritici.
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