Le Aree Marine Protette generalmente sono suddivise al loro interno in diverse tipologie di zone, denominate A, B e C.
L'intento è quello di assicurare la massima protezione agli ambiti
di maggior valore ambientale, che ricadono nelle zone di riserva
integrale (
Zona A), applicando in modo
rigoroso i vincoli stabiliti dalla legge. Con le
Zone
B e le
Zone C si vuole assicurare
una gradualità di protezione attuando, attraverso i Decreti Istitutivi,
delle eccezioni (deroghe) a tali vincoli al fine di coniugare la
conservazione dei valori ambientali con la fruizione e l'uso sostenibile
dell'ambiente marino.
Le tre tipologie di zone sono delimitate da coordinate geografiche
e riportate nella cartografia allegata al Decreto Istitutivo pubblicato
sulla Gazzetta Ufficiale. Se ne riporta un estratto nella pagina
Perimetro.
• Zona A, di riserva integrale, interdetta a tutte le attività che possano arrecare danno o disturbo all'ambiente marino. La Zona A è il vero cuore della riserva. In tale zona, individuata in ambiti ridotti, sono consentite in genere unicamente le attività di ricerca scientifica e le attività di servizio.
• Zona B, di riserva generale, dove sono consentite, spesso regolamentate e autorizzate dall'Organismo di gestione, una serie di attività che, pur concedendo una fruizione ed uso sostenibile dell'ambiente influiscono con il minor impatto possibile. Anche le Zone B di solito non sono molto estese.
• Zona C, di riserva parziale, che rappresenta la fascia tampone tra le zone di maggior valore naturalistico e i settori esterni all'Area Marina Protetta, dove sono consentite e regolamentate dall'Organismo di gestione, oltre a quanto già consentito nelle altre zone, le attività di fruizione ed uso sostenibile del mare di modesto impatto ambientale. La maggior estensione dell'area marina protetta in genere ricade in Zona C.