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"Diario di bordo" del Centro
per il recupero delle Tartarughe Marine di Punta Campanella
10/02/2007 – Il CRTM Punta Campanella partecipa al Convegno “COSTIERA
AMALFITANA, UN MARE DA PROTEGGERE” a Maiori
Pescatori, professori universitari, rappresentanti di Istituzioni Locali, tecnici, rappresentanti di aree protette, associazioni ambientaliste: la conferenza tenutasi a Maiori è stato un importante tavolo di confronto tra le diverse realtà che operano a mare su un tema molto delicato, ovvero l’eventuale realizzazione di un impianto per l’allevamento dei tonni in costiera amalfitana.
Il convegno del 10/02/07, organizzato dal Coordinamento per la “Difesa del mare in Costiera Amalfitana” (Greenpeace, WWF, Italia Nostra), e moderato dalla giornalista Maria Rosaria Sannino, è stato caratterizzato da toni molto accesi a partire dal Vice-presidente Pappalardo che fa parte del Consorzio di operatori del tonno rosso in Mediterraneo.
I precedenti della questione all’ordine del giorno sono stati:
- 10/11/05, delibera del consiglio comunale del Comune di Cetara per dare l’OK al posizionamento di 5 gabbie offshore da 10.000 mq ciascuna, per una superficie totale di 1.350.000 mq;
- 24/11/06, ridimensionamento del progetto: da 5 a 3 gabbie, e 850.000 mq totali, in seguito a proteste del Comune di Maiori e delle associazioni ambientaliste.
Pappalardo ha portato all’attenzione dei partecipanti tutte le preoccupazioni dei pescatori circa questo settore, la cui produzione è in declino, cosi come i prezzi del tonno sul mercato (da 7 a 3 €/kg), e le relative quote annuali di pescato stabilite dalla Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico (ICCAT).
D’altro canto però l’allevamento di tonni ha un impatto sull’ecosistema marino non indifferente: dai dati portati dal Prof. Zupo si rileva che nel raggio di centinaia di metri dall’impianto l’impatto sulle biocenosi marine è drammatico: la maggior parte delle forme di vita scompare a seguito della presenza dei tonni che di solito vive nelle aperte acque oceaniche e raggiunge i 3 metri di lunghezza per 600 kg di peso.
Su una scala di qualche chilometro l’impatto comincia ad affievolirsi e su scala regionale diventa molto ridotto, ma è comunque provato che la presenza di un impianto in una delle località costiere della Regione Campania avrà effetti su tutta la costa campana.
Altro intervento di rilievo è stato quello del Prof. Russo che evidenzia come sia importante predisporre un piano regionale di gestione del mare che tenga conto di tutte le peculiarità naturalistiche dei territori della costa campana, e tutte le attività antropiche esistenti o di nuova istituzione. Solo attraverso un piano che regoli tutto ciò è possibile mettere d’accordo tutte le parti nel rispetto dell’ambiente. Il Prof. Russo sottolinea anche il perso che un’attività come la pesca sportiva può avere sulla riduzione degli stock ittici, invitando chi di dovere a effettuare maggiori controlli.
Di diverso parere sono stati gli ambientalisti, con WWF, GreenPeace, Italia Nostra e Legambiente che all’unisono hanno gridato un NO deciso contro l’allevamento del tonno, per le grosse conseguenze che un impianto del genere apporterebbe alla costiera amalfitana che è patrimonio dell’umanità. Nello specifico gli attivisti di Greenpeace hanno portato all’attenzione dei partecipanti l’impatto di un impianto per l’allevamento dei tonni in Croazia che ha completamente distrutto la prateria di Posidonia oceanica sottostante. La proposta delle associazioni ambientaliste è di creare una rete di riserve marine per proteggere il tonno rosso e tante altre specie marine che per via della pesca eccessiva e di altri impatti antropici rischiano l’estinzione.
A fine conferenza si è sempre più profilata una possibile risoluzione attraverso la nascita di un tavolo di concertazione locale tra i vari attori in gioco.
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