Evoluzione

Circa 300 milioni
di anni fa, nel Carbonifero, un gruppo di Anfibi arcaici lascia
l’ambiente acquatico per conquistare la terraferma: si tratta
dei progenitori dei Rettili. Sono i primi veri conquistatori della
terra ferma, e questo grazie alla comparsa dell’uovo amniotico:
un uovo ricco di vitello (tuorlo), contenente una membrana (l’amnios)
delimitante una cavità in cui l’embrione è totalmente
immerso in un ambiente liquido che lo protegge dalla disidratazione.
Già da questi primitivi Rettli, chiamati Cotilosauri, cioè
Rettili capostipiti, molto presto si svilupparono i primi progenitori
di tartarughe e testuggini (i cosiddetti Cheloni). Questi, chiamati
Triassochelidi, ebbero un’evoluzione prodigiosa, sviluppandosi
in forme terrestri (le più primitive), palustri e marine.
Le ultime comparvero più tardi, colonizzando con successo
i mari del tardo Cretacico, circa 80 milioni di anni fa, probabilmente
attraverso forme che vivevano in zone “limite”, come
estuari o spiagge, aree più adatte alla nidificazione poiché
meno frequentate dai predatori. Le tartarughe sono quindi degli
animali antiche e, per molti versi, identici ai loro lontani progenitori.
Per questo vengono spesso definite “fossili viventi”.
Sistematica
Attualmente esistono circa 6.000 specie di Rettili ripartite in
4 ordini. Quello dei Cheloni comprende Tartarughe e Testuggini.
Tutte le tartarughe marine fanno parte della Famiglia dei Chelonidi,
tranne una specie Dermochelys coriacea, che appartiene a quella
dei Dermochelidi. Esistono attualmente 8 specie di tartarughe, solo
tre sono presenti nel Mediterraneo: la tartaruga comune (
Caretta
caretta), la tartaruga verde (
Chelonia mydas) e la
tartaruga liuto (
Dermochelys coriacea).
Caratteristiche generali
Le tartarughe presentano caratteri generali simili a quelli degli altri Rettili : respirano grazie a polmoni e sono eteroterme, cioè non possono regolare la temperatura del loro corpo con mezzi interni e dipendono, quindi, dalla temperatura dell’ambiente esterno. Altre caratteristiche derivano dal loro adattamento alla vita acquatica: prima fra tutte la forma più idrodinamica, con guscio ridotto e appiattito e arti allungati a forma di “pala”. Hanno solitamente grandi dimensioni, dal momento che queste si rivelano fisiologicamente migliori nel nuovo ambiente. Limitano la perdita di acqua per osmosi ( la concentrazione di sali nell’acqua marina è maggiore rispetto a quella corporea), diminuiscono la dispersione termica, e permettono lunghe migrazioni grazie a riserve energetiche e una resistenza fisica maggiori. L’adattamento all’ambiente marino è però incompleto e il loro legame con l’ambente terrestre resta forte. Infatti, nonostante possiedano ottime capacità natatorie e siano capaci di lunghe apnee, respirano aria con i polmoni e depongono le uova sulla terraferma. La fecondazione è interna. Le tartarughe marine sono degli autentici navigatori percorrendo periodicamente centinaia di miglia marine dalle aree di residenza alle spiagge dove vanno a deporre le uova. Ciò che è sorprendente è che le migrazioni possono svolgere in mare aperto in completa assenza di riferimenti geografici, con meccanismi di navigazione che sono

completamente sconosciuti. Fino all’inizio degli anni ’80 le informazioni sulla dislocazione venivano ottenute col metodo della marcatura delle femmine adulte, ma è stato il metodo del monitoraggio via satellite che ha aperto nuove prospettive per la conoscenza della rotta,della velocità di navigazione e del comportamento degli animali durante la migrazione. Si è potuto così stabilire l’ubicazione dei quartieri residenziali, spesso lontani più di mille chilometri, delle tartarughe nidificanti su una determinata spiaggia e di ricostruire la rotta migratoria post riproduttiva.
Anatomia e fisiologia
Il guscio, leggero e idrodinamico, costituisce una protezione corazzata
per gli organi vitali. È costituito da due strati: uno interno
osseo ed uno esterno corneo, entrambi strutturati in placche fermamente
saldate fra loro. La parte dorsale (carapace) e quella ventrale
(piastrone) sono collegate fra loro tramite un “ponte”
osseo. Le placche ossee del carapace possono derivare da porzioni
di vertebre (placche mediane o vertebrali) e di costole (placche
costali) modificate oppure si originano nel derma (placche marginali).
Le placche ossee del piastrone provengono invece da una modificazione
delle clavicole e del cinto pettorale (placche guari, omerali, pettorali),
mentre altre fanno parte del dermascheletro (placche gastrali o
addominali). Le placche cornee, più esterne, si formano per
un processo di che latinizzazione delle cellule epidermiche, e garantiscono
un’ulteriore protezione. Il numero e la disposizione delle
placche cornee, che rappresenta un importantissimo carattere tassonomico,
non corrisponde alle sottostanti piastre ossee: da ciò deriva
la robustezza dell’intero guscio. Anche la testa è
protetta e ricoperta da squame cornee. Nelle tartarughe marine gli
arti sono detti natatoie, sono piuttosto larghi e sviluppati con
le ossa fuse fra loro. La loro forma a pala rende questi animali
capaci di nuoto agile e veloce. Sono le natatoie anteriori che forniscono
la propulsione, mentre quelle posteriori agiscono da timoni. Le
femmine utilizzano queste ultime anche per scavare una buca durante
l’ovodeposizione, gli occhi delle tartarughe permettono loro
la percezione di alcuni colori e una buona visione subacquea, ma
sono meno adatti alla visione area. Riescono, comunque, a distinguere
il profilo della costa e anche la spiaggia prescelta per la deposizione
delle uovo con la debole illuminazione delle stelle. A lato di ciascun
occhio è presente una specie di ghiandola, detta ghiandola
del sale, che serve ad eliminare l’eccesso salino introdotto
con il cibo e a mantenere umido l’occhio quando l’animale
è sulla terraferma. L’occhio è protetto anche
da una membrana nittitante trasparente. Sebbene le tartarughe non
possiedano orecchie esterne, esse sono in grado di percepire suoni
a bassa frequenza e vibrazioni, probabilmente attraverso il cranio
e il carapace. Alcuni ipotizzano che questo le aiuti addirittura
a localizzare le spiagge, grazie ai suoni generati dalle onde che
si infrangono. Molto sviluppati sono anche i sensi dell’olfatto
e del gusto che permettono loro di cercare il cibo, di avvertire
la presenza di un possibile predatore, di riconoscere il proprio
territorio e la spiaggia per la deposizione. Come detto i Cheloni
sono animali eterotermi, non essendo in grado di mantenere costante
la temperatura corporea. Siccome la maggior parte delle funzioni
de Rettili è condizionata dalla temperatura, essi sono continuamente
costretti a ricercare la condizione termica ideale, compatibile
con lo svolgersi delle loro funzioni vitali. I Cheloni non tollerano
grandi variazioni termiche e cercano quindi di mantenersi entro
limiti piuttosto ristretti. Questi limiti variano i funzione delle
latitudini geografiche: più ampi nei paesi caldi, meno in
quelli freddi. La rigidità del guscio ha imposto ai Cheloni
l’evoluzione di uno speciale meccanismo respiratorio: i loro
polmoni durante la respirazione vengono compressi e dilatati da
speciali fasce muscolari che si inseriscono in prossimità
degli arti e della testa, il cui movimento aiuta così la
respirazione stessa. In alcuni Cheloni sono presenti speciali sacche
aurifere, simili a quelle degli Uccelli. Esse rappresentano sia
un sistema di stabilizzazione idrostatica, grazie al quale l’animale
è in grado di variare senza sforzo muscolare la propria galleggiabilità,
stazionando in superficie o a diverse profondità, sia una
struttura estremamente vascolarizzata, adatta per gli scambi respiratori,
come i polmoni.

La maggior parte delle tartarughe acquatiche è
inoltre in grado di assumere ossigeno anche a livello cloacale.
Infatti, in prossimità del tratto terminale dell’intestino,
esistono speciali sacche anali, che riescono a utilizzare l’ossigeno
disciolto nell’acqua grazie a pareti fittamente vascolarizzate.
Alcune tartarughe, infine, posso prolungare l’apnea ingerendo
acqua dalle narici e dalla bocca : infatti, anche il rivestimento
dell’epitelio della cavità boccale e faringea permette
lo scambio di ossigeno e anidride carbonica. La bocca è priva
di denti ma possiede un becco corneo dai margini affilati, detto
ranfoteca. Questa permette alle tartarughe di spezzare i gusci di
animali come crostacei e bivalvi e anche di tagliare prede troppo
grosse. L’esofago possiede una serie di spine direzionate
all’indietro che facilitano il trattenimento del cibo. Lo
stomaco è poco differenziato rispetto al tratto intestinale
e l’intestino è breve: le feci vengono emesse dalla
cloaca, orifizio comune con l’apparato riproduttivo e quello
urinario. Il transito del cibo attraverso le diverse parti dell’apparato
dirigente è, in tutti i Cheloni, molto lento. L’esofago,
in particolare può rappresentare una sorta di “magazzino”
di raccolta temporaneo. Occorrono poi tempi molto lunghi per completare
la digestione: ben 122 ore nella Tartarughe comune (
Caretta
caretta) e 176 ore nella Tartaruga verde (
Chelonia mydas).
L’apparato escretore dei Cheloni è in generale costituito
da due reni collegati a una vescica fortemente estensibile, situata
in prossimità della cloaca. L’acqua presente nei tessuti
interni è meno concentrata di quella del mare, per cui le
tartarughe marine tendono a perdere acqua per osmosi e ad assumere
più sali con l’alimentazione. L’apparato escretore
ha come compito principale quello di regolare lo scambio idrico
e salino risparmiando acqua ed espellendo più ioni. Tale
meccanismo è associato alla secrezione di azoto, come prodotto
di rifiuto del metabolismo proteico, che nelle tartarughe marine
è eliminato sottoforma di ammoniaca, una sostanza nociva
che richiede il passaggio di grandi volumi di acqua per evitare
di intossicare l’organismo. In generale nei Rettili la circolazione
è doppia: esiste una piccola circolazione che porta il sangue
venoso, quindi povero di ossigeno, ai polmoni e una grande circolazione
che distribuisce il sangue arterioso, ricco di ossigeno,a tutto
il corpo. Il cuore delle tartarughe però ha tre concamerazioni,
dal momento che la separazione dei ventricoli non è completa,
per cui il sangue venoso si mescola in certa misura con quello arterioso.
I maschi hanno due testicoli che si aprono nella cloaca attraverso
due vasi deferenti. L’organo copulatore del maschio è
unico, molto dilatabile e posto a riposo internamente alla cloaca.
Le femmine sono provviste di due ovaie che attraverso gli ovidotti
comunicano con la cloaca. In prossimità di quest’ultima
è presente un diverticolo che funge da “serbatoio”
degli spermatozoi ricevuti durante l’accoppiamento, che la
femmina può conservare per lungo tempo (in alcuni casi sembrerebbe
anche per più di 3-4 anni), garantendosi così la fecondazione.
Alimentazione

I Cheloni hanno
una dieta prevalentemente onnivora, ma questa può variare
con l’età, aseconda della specie. La Tartaruga comune
è prevalentemente carnivora e si adatta molto alla disponibilità
dell’area frequentata (dieta opportunistica). Il pasto delle
tartarughe non viene generalmente masticato. Se la preda è
di piccole dimensioni viene ingoiata direttamente, altrimenti con
l'aiuto delle zampe anteriori ci pensa la tagliente ranfoteca a
fare porzioni più piccole. Come la maggior parte dei Rettili,
i Cheloni hanno una dieta prevalentemente onnivora. Ma esistono
eccezioni. La Tartaruga comune,
Caretta caretta, si nutre
di organismi bentonici, planctonici come alcune meduse e altri dalla
consistenza gelatinosa, come le salpe. Si ciba inoltre di cavallucci
marini e pesci ago. A volte va alla ricerca di aragoste, granchi,
gamberetti e molluschi che vivono su rocce e coralli. La Tartaruga
verde,
Chelonia mydas, predilige invece un menu composto
da piante marine che riesce a rosicchiare grazie alla sua ranfoteca
dentellata. I giovani e i sub adulti, in fase di crescita e con
un bisogno notevole di proteine, sono infine principalmente carnivori.
Fin qui le conoscenze sull'argomento, poche e frammentate, derivate
più dall'esame in laboratorio dello stomaco che dall'osservazione
diretta in natura. Troppo spesso inaccessibile all'uomo.
Riproduzione
Nelle tartarughe marine il dimorfismo sessuale è evidente
solo in esemplari che abbiamo raggiunto la maturità sessuale:
in questo caso la coda è molto più lunga e robusta
e con l’apertura cloacale più apicale nei maschi,
più corta e con la cloaca posizionata alla base nelle femmine.
Anche le unghie rappresentano un carattere distintivo. Esse sono
generalmente più lunghe e sviluppate nei maschi per facilitare
l’accoppiamento: servono infatti per “agganciarsi”
al carapace della femmina. La maturità sessuale è
raggiunta in età diverse a seconda della specie, e per
ciascuna varia a seconda dei luoghi, della temperatura e della
disponibilità di cibo. L’accoppiamento è preceduto
dal corteggiamento, caratterizzato da comportamenti ritualizzati,
finalizzati alla scelta del partner, costituiti da “danze”,
scontri, anche violenti, ripetuti morsi sul collo e sulle zampe
e “dichiarazioni d’amore” costituite da rantoli
e soffiate. Successivamente il maschio sale sopra la femmina e
visi aggrappa agganciandosi al suo carapace con le unghie delle
natatoie. Gli accoppiamenti possono durare diverse ore e avvengono
in acque basse, generalmente a meno di un chilometro dalla costa.
È questo l’unico momento in cui le tartarughe marine,
solitamente animali solitari, si incontrano. Tutti i Cheloni sono
ovipari, depongono cioè uova la cui forma e numero dipendono
dalla specie ( 100-200 nelle tartarughe marine ). La forma delle
uova e quasi sferica, di colore biancastro e di consistenza solida.
Nella scelta del luogo di deposizione intervengono diversi fattori,
questo deve infatti corrispondere a condizioni ambientali adatte
a uno sviluppo ottimale delle uova:
1. caratteristiche chimico-fisiche della spiaggia e delle acque
adiacenti
2. esposizione solare adeguata per incubare le uova e farle sviluppare
nel minor tempo possibile
3. determinata distanza dall’acqua
4. un substrato idoneo per consistenza e grado di umidità
5. una profondità adeguata
6. campo magnetico
7. temperatura di incubazione
La temperatura di incubazione è un fattore fondamentale
per la determinazione del sesso, infatti, con temperature medie
comprese tra i 26-28 °C si ha tra le nascite una netta prevalenza
di maschi, mentre a temperature maggiori si ha una predominanza
di femmine. In altre parole, in un nido le uova più superficiali
e quindi più calde daranno generalmente origine a femmine,
quelle più profonde a maschi. Inoltre, l’esposizione
delle uova a una temperatura al di sotto di un valore minimo può
impedire lo sviluppo dell’embrione.

Durante la notte, con tempi influenzati anche dalle fasi lunari
e dalle maree, la femmina, strisciando sul ventre e spingendosi
avanti con le natatoie anteriori, sale sulla spiaggia e con l’aiuto
di tutti e quattro gli arti, inizia dapprima a scavare una depressione
tutt’intorno a sé e successivamente, con le zampe
posteriori, una cavità nel terreno che accoglierà
le uova. Una volta deposto, la femmina racchiude energicamente
la buca cercando di nascondere l più possibile la posizione
del nido e successivamente si allontana lasciando i piccoli a
sé stessi. La durata dell’incubazione varia a seconda
della specie e del clima: nelle fascie temperate e subtropicali
le uova schiudono in genere dopo 60-70 giorni. I nascituri, di
solito di notte, rompono il guscio con una piccola protuberanza
presente sul becco chiamata “dente dell’uovo”
e fuoriescono dal nido prendendo subito la via del mare. Come
è noto esiste una fedeltà al sito di deposizione,
cioè, soprattutto in alcune specie, una femmina torna a
deporre sempre sulla stessa spiaggia, che generalmente è
anche la spiaggia dove è nata.
Il campo magnetico terrestre e le sue variazioni, la direzione
delle onde, la chimica della spiaggia e delle acque, sono alcuni
dei fattori probabilmente responsabili del processo di “imprinting”
che suggerisce alle tartarughe il percorso da compiere per arrivare,
o tornare, alla spiaggia prescelta.
Tartaruga comune
Caretta caretta (Linnaeus, 1758)
Nome nelle diverse lingue: tortuga boba (spagnolo), loggerhead turtle (inglese), tortue caouanne (francese), tartaruga boba (portoghese)
Quadro sistematico:
Classe: Rettili
Sottoclasse: Anapsidi
Ordine: Cheloni
Sottordine: Criptodiri
Famiglia: Cheloniidi
Dimensioni:
E’ la più piccola tra le tartarughe del Mediterraneo:
può raggiungere 110 centimetri di lunghezza di carapace
e un peso di 180 chilogrammi.
Principali caratteristiche anatomiche:

Il carapace marrone-rossiccio
nei giovani presenta una carenatura dorsale dentellata. Si contano
cinque placche vertebrali, 5 paia costali e circa (il numero preciso
determina un importante carattere distintivo) 12 paia marginali.
Tra gli occhi ci sono due paia di squame prefrontali. Il piastrone
è giallastro con la testa ricoperta di squame. La coda
nel maschio è decisamente più lunga di quella della
femmina.
Alimentazione:
La dieta comprende sia organismi bentonici che animali planctonici
come alcune meduse (la Caravella portoghese, Physalia physalia,
temibile e spesso mortale per l'uomo) e alcuni organismi dalla
consistenza gelatinosa che formano colonie lunghe parecchi metri
come le salpe. Si ciba inoltre di pesci come i cavallucci marini
e pesci ago che frequentano le praterie di Posidonia. A volte,
in acque poco profonde, ricerca aragoste, granchi e gamberetti
e numerose specie di molluschi che frequentano rocce e coralli.
Deposizione:

Solitamente avviene
di notte. La Tartaruga comune rilascia da 40 a 190 uova bianche,
sferiche e di consistenza simile al cuoio. La dimensione delle uova
dipende da quella della madre. Il diametro medio si aggira sui 4
cm per un peso medio di circa 35 g. Il periodo della deposizione
in Mediterraneo va dalla tarda primavera agli inizi di autunno e,
probabilmente, consta di un numero variabile tra 1 e 3 deposizioni
per ogni stagione (fino a 6 in altri areali). Non risultano deposizioni
annuali. E tra i cicli si registra una notevole variabilità,
il che risente probabilmente dalla disponibilità di cibo,
ma non si escludono neppure possibili errori nel campionamento.
Nel Mediterraneo i siti di deposizione si trovano prevalentemente
a est e comprendono: Grecia, Turchia, Cipro, Libia e, in misura
minore, Siria, Israele, Tunisia ed Egitto. E’ comunque probabile
che, almeno alcune nidificazioni, abbiano luogo lungo l’intera
costa mediterranea del Nord Africa. Il più grande sito di
deposizione conosciuto in Mediterraneo è quello di Sekania,
a Zacinto in Grecia, anche se recenti studi considerano le coste
libiche come possibile luogo di maggior nidificazione di tutto il
mondo.
Caretta caretta è l'unica specie che depone sulle coste
Italiane (estremo sud e Isole Pelagie).
Distribuzione e Habitat:
Le Tartarughe comuni sono distribuite in tutto il Mediterraneo
dove effettuano spostamenti e migrazioni regolari, ma sono presenti
anche nell’Adriatico, soprattutto in estate quando si spostano
attirate dalle acque ricche di cibo. Non ci restano però
tutto l’anno. Appena le acque si raffreddano, in genere
alla fine dell'autunno, le Tartarughe si dirigono verso zone più
calde. Su queste migrazioni, grazie alle tecniche di marcatura,
è possibile oggi avere maggiori informazioni. Con la targhetta
è possibile risalire alle località di provenienza
e registrare i tempi di viaggio.
Una tartaruga, ad esempio, marcata a Zacinto è stata ritrovata,
dopo 46 giorni, a Porto Garibaldi, in provincia di Ferrara. Sotto
stretta osservazione dei ricercatori ci sono in particolare tour
abituali come quello che va dal Golfo di Gabes, in Tunisia, dove
giungono gli animali per nutrirsi, a Zacinto dove tornano a deporre.